La storia di

Enrico

Alle 11 di sera, barricato nella mia stanza sono arrivato a una sola conclusione: questo è il giorno peggiore della mia vita. «La situazione ci è sfuggita di mano». Penso a questa frase che ho sentito in un film. E adesso? Tanto per cominciare, a scuola non voglio andarci mai più.

Ascolta questa storia raccontata da Luca Pagliari

Non è il mondo che mi è caduto addosso, sono io quello che gli è andato contro. Ho torto marcio, proprio come quella volta che con la bici ho fatto cadere una vecchia che camminava sul marciapiede. Erano arrivati i Vigili Urbani e una donna in divisa mi aveva detto esattamente quelle parole: «Hai torto marcio!». Solo che non l’avevo fatto apposta, invece qui è tutto diverso. Non faccio altro che ripensare a questi ultimi mesi e alla sequenza ininterrotta di cazzate commesse. Una dietro l’altra, come dei vagoni. Un treno di cazzate che non ho mai pensato di fermare. Mai! Ora però è troppo tardi e il viaggio si sta concludendo nel peggiore dei modi. La cena è stata un incubo. Silenzio totale e il televisore acceso tanto per rendere meno pesante l’aria. Stavo mangiando il pollo della rosticceria con la testa dentro il piatto per evitare qualsiasi sguardo e poi il patatrac. C’ha pensato il telegiornale a darmi il colpo di grazia. La giornalista ha introdotto un servizio sull’ennesimo caso di bullismo e cyberbullismo, hanno fatto vedere l’esterno della mia scuola, ha parlato la Preside e poi il mio professore di italiano, hanno intervistato anche un paio di ragazzi di spalle con la voce camuffata e poi un uomo in divisa. Cacchio, hanno intervistato anche il Sindaco e il padre di Gloria.

Ricordo a malapena qualche parola pronunciata dal giornalista: «il branco», «violenza reiterata», «quattro i minori coinvolti», «molti i reati ipotizzati», e poi una frase intera: «Agivano in maniera spietata da mesi e mesi». A casa nessuno ha avuto la forza di spegnere quel maledetto televisore. Insomma, una situazione insostenibile e sono scappato in camera. Vorrei trasformarla in una cella isolata dall’universo, neanche la musica m’interessa. Avete presente le porte dei sommergibili o quelle delle astronavi nei film di fantascienza? Quelle porte d’acciaio che una volta serrate riescono a salvarti da tutto e da tutti. Ecco, vorrei chiudermi alle spalle una di quelle porte e lasciare ogni cosa all’esterno.

Io dentro e il mostro fuori, solo che per tutto l’universo il mostro sono io. Capite la situazione? Il mostro sono io. E adesso eccomi qui dentro con una notte da affrontare. Il casino è scoppia-to questa mattina mentre con la classe eravamo in visita al planetario. Frequento il secondo anno del liceo linguistico, o forse dovrei dire frequentavo, perché ancora non so bene cosa potrà accadere. Quando sono arrivato a casa verso le 13:30 ho trovato il delirio, c’erano due uomini in divisa seduti in cucina con dei fogli appoggiati sul tavolo, mamma che piangeva, nonna che faceva domande per capire cosa stesse accadendo, il cane che abbaiava e il telefono che squillava di continuo. Mi hanno subito sequestrato lo smartphone, sono stati gentili ma di poche parole. Quando se ne sono andati, uno dei due, quello più giovane, ha detto alla mamma: «Mi dispiace signora. Queste cose fanno male a tutti e anche io sono un padre».

Non ho pranzato. Nessuno ha pranzato. Mamma mi ha solo chiesto con un filo di voce se fosse tutto vero. Senza guardarla, ho raccolto tutte le forze per farmi uscire dalla bocca un maledetto «Sì». E poi ancora i suoi pianti e le sue urla. Avete presente una statua di sale? Ecco, io ero proprio come una statua di sale, seduto sulla poltrona della sala, quella che in genere occupa Sky, il nostro volpino, quando la sera guardiamo la tv. Papà è passato per cinque minuti e mi ha solo detto: «Io e te dobbiamo parlare», poi è corso a scuola per incontrare, probabilmente, la Dirigente e uscendo ha comunicato alla mamma di aver fissato un appuntamento alle 16 con l’avvocato. Io non ho avuto neppure il coraggio di guardarlo, tanto cosa avrei dovuto dirgli? È come se avessi finito tutte le parole del vocabolario. Il pomeriggio è andato avanti così, una specie di incubo. Tra l’altro, senza smartphone sono nella merda totale. Istintivamente lo cerco ogni attimo, per poi rendermi subito conto che sarà in qualche ufficio di Polizia. So già cosa troveranno. Cazzo che rabbia, che tragedia.

Verso le 17 ho sentito la porta di casa aprirsi, ho riconosciuto la voce di papà mischiata a quella di altre persone e poi è accaduto quello che temevo di più. «Enrico, scendi e vieni qui in sala. Muoviti!». Beh, oramai riconosco il tono della voce di papà, so benissimo quando è incazzato, preoccupato o stanco, ma questa tonalità mancava all’appello, una specie di ottava nota, la più terribile. Cacchio che fatica scendere le scale. Paura? Vergogna? Angoscia? Non saprei dirlo, o forse tutte queste sensazioni messe assieme, ma vi garantisco che stare bene è proprio un’altra questione. L’unico tranquillo era Sky che scodinzolava per la stanza annusando le gambe di tutti, comprese quelle dell’avvocato e della sua assistente. Un incubo, un incubo vero che più vero non si può.

L’avvocato ha iniziato a farmi domande, praticamente sapeva già tutto ed io parlando a monosillabi ho solo potuto confermare. Conosceva anche i dettagli e mentre li elencava senza pietà ho sperato che un fulmine potesse trasformarmi in un mucchietto di cenere, invece al posto del fulmine mi è arrivata addosso una valanga di merda. Io sepolto sotto una valanga di merda, e non esagero. Ad un certo punto papà ha interrotto l’avvocato che continuava a snocciolare una serie di parole incomprensibili, mi ha guardato e ha detto: «Ma come hai potuto fare una cosa del genere? Come cavolo hai potuto? Ti rendi conto?». Probabilmente non avrei dovuto controbattere, rimanendomene in silenzio, invece, con un filo di voce ho voluto azzardare una risposta: «Era un gioco, era uno scherzo. Non pensavamo che lei potesse starci così male. Mi dispiace».

È stato come aver acceso una miccia, papà si è alzato in piedi urlandomi in faccia: «Ahhh! Uno scherzooo? Ricattare per mesi una ragazzina è uno scherzo? Averla ripresa con lo smartphone di nascosto mentre ha un rapporto sessuale con un ragazzo è uno scherzooo? Rivedere le immagini vi faceva tanto ridereee? E anche chiederle soldi in continuazione? Cazzo, Enrico! Ma dove sei cresciuto? Che cavolo abbiamo fatto di tanto sbagliato io e tua madre per meritarci questo?». L’avvocato per fortuna ha mantenuto la calma, si è alzato dal divano e ha fatto sedere papà su una sedia. La tortura era comunque appena iniziata, infatti il peggio è uscito dalla bocca dell’avvocato, ogni parola una pugnalata, e dire che le pugnalate, senza rendermi conto, le avevo inferte io fino al giorno prima. Parlava con una calma agghiacciante, gli occhi sulle carte e gli occhiali appesi sulla punta del naso che non riesco a capire come facessero a non cadere.

Ha iniziato a snocciolare una serie di termini che conoscevo, perché a scuola avevamo fatto degli incontri con degli esperti di cyberbullismo e di bullismo. Io non è che ero stato troppo a senti-re, però tante di quelle parole già le conoscevo, diffusione di materiale pedopornografico, estorsione, atti persecutori, diffamazione, ingiuria, minacce e ancora altri reati che neppure ricordo. Sicuramente si trattava di cose gravi, molto gravi, lo avrebbe capito anche uno sfigato.

E mentre lui parlava, la vergogna si è trasformata in paura e la paura in terrore. Avete presente le mani che cominciano a sudare e l’intestino che comincia a ribellarsi? Bene, allora sapete di cosa parlo se vi dico che mi stavo cagando sotto. Infatti sono corso in gabinetto. Diarrea, ma del resto tutto è rimasto in tema con questo pomeriggio di merda.

Per fortuna l’avvocato se n’è andato con la sua assistente e papà li ha seguiti. Una piccola tregua.
Ho bevuto un bicchier d’acqua e sono tornato in camera. Per quanto riguarda la cena, sapete già com’è andata. E adesso eccomi qui.

Le 23:30. E chi dorme stanotte? Penso a Miccio, Arti e Nico, probabilmente anche loro saranno chiusi nelle loro stanze. Cerco ancora il telefono per vedere che succede nel gruppo WhatsApp e per la millesima volta scopro che il telefono mio ce l’ha la Polizia. Di sicuro avranno sequestrato anche i loro smartphone. Siamo tutti isolati. Anzi, scusate se torno a ripetermi, siamo tutti nella merda.

Domani tutti i giornali parleranno di questa storia, mi ci gioco la testa che fuori dalla scuola ci saranno un casino di telecamere e di rompipalle, e poi immagino già gli sguardi dei professori, degli altri ragazzi e di tutto il mondo. No, domani niente scuola, ma anche dopodomani le cose non saranno troppo diverse. Niente sarà mai più come prima. Questa è la verità.

Io e gli altri non avremmo mai immaginato che Gloria potesse aprire bocca, invece ha trovato il coraggio di raccontare. L’avvocato oggi ha detto che la ragazza ha consegnato alla famiglia il video che le avevamo fatto, i messaggi con cui la ricattavamo, le foto e tutto il resto. Poi i genitori l’hanno accompagnata in questura dove ha descritto ogni cosa “con dovizia di particolari”. Non avevo mai sentito dire “con dovizia di particolari”, ma in parole povere significa che ha raccontato veramente tutto.

Se pensate a Gloria come a una sfigata vi sbagliate di grosso, lei di faccia non è bellissima ma se proprio devo dirla fino in fondo, ha il suo fascino, è formosa. Non m’intendo di taglie ma dicono che avrà una quarta abbondante. Il casino è scoppiato ad aprile durante la gita. Tre giorni a Barcellona. Beh, sapete come vanno le cose quando si è fuori. La prima notte, quando i professori, sfiniti, si sono ritirati in camera, è stato un gran via vai tra le varie camere dell’hotel; solo la prof di Francese vagava disperata per i corridoi come un fantasma.

Invece, la seconda serata l’abbiamo trascorsa in discoteca. Una figata pazzesca, altro che le discoteche nostre, la gente ballava sui tavoli, sulla spiaggia o dove capitava. Musica spaziale e soprattutto fiumi di birra e vodka. Noi niente alcolici perché i prof controllavano come dei segugi, ma le nostre belle riserve di alcol le avevamo già comprate di nascosto al market. Verso le due e mezzo, mentre tornavamo dalla discoteca, Miccio ha detto ridendo: «Forza raga, voi nascondetevi sul terrazzo della camera, che poi ci divertiamo«. Anche Gloria quella notte, una volta tornati in hotel si era sparata qualche vodka lemon ed era alticcia quanto basta. In spiaggia lei e Miccio si erano già sbaciucchiati, nulla di più e ancora nessuno era in grado di immaginare quanto sarebbe accaduto di lì a poco.

Dalla discoteca eravamo tornati più o meno tutti assieme e men-tre Miccio, Gloria e un altro gruppetto di ragazzi erano rimasti un po’ indietro, noi ci eravamo subito infilati sul balcone della stanza. Miccio e Gloria sono entrati dopo neanche dieci minuti e vi garantisco che anche se eravamo brilli, vedere certe scene ci ha fatto andare il sangue al cervello. Miccio aveva lasciato accesa la luce del bagno per farci sbirciare meglio. Beh, di nascosto abbiamo ripreso praticamente tutto. Non è che Gloria fosse tanto ispirata, intendo che sembrava una specie di sacco vuoto perché era abbastanza sbronza e, comunque, abbiamo ripreso la scena addirittura con due smartphone. Siamo rimasti lì fino alle cinque passate, poi quando lei senza una parola si è rimessa due cose addosso ed è tornata nella sua stanza, noi finalmente siamo entrati nella stanza e ci siamo riguardati tutto ciò che avevamo girato!

Quando un paio d’ore dopo ci siamo incontrati in sala colazioni, Gloria aveva un’aria abbastanza stravolta, ma del resto con neppure due ore di sonno in corpo, sembravamo tutti parecchio stanchi.

Oggi mi chiedo veramente come abbia potuto lasciar succedere certe cose, ma una volta rientrati in Italia abbiamo cominciato a tempestare Gloria di messaggi, dicendole che eravamo in possesso di un filmato molto interessante. Miccio un giorno le ha anche inviato un paio di frame estrapolati dal video, tanto per farle capire che non stavamo scherzando. È stato così che abbiamo iniziato a ricattarla. Soldi, qualche pomiciata, ricariche telefoniche e altro, ma erano soprattutto i soldi a farci gola.

Inviarle messaggi era divenuta la nostra principale occupazione. Lei rispondeva sempre con un tono piagnucoloso: «Vi prego, lasciatemi in pace. Già sono stata abbastanza sputtanata. È stata una cazzata. Ero ubriaca, cercate di avere pietà». Quella specie di giustificazione ci dava parecchio fastidio e allora Arti le ha inviato la versione integrale del video, scrivendole che se non avesse continuato a consegnarci denaro, avremmo postato quelle immagini. «Vi scongiuro, non mi rovinate! Se quel video dovesse circolare io mi ammazzo!» Diceva sempre le stesse cose, ci implorava ma noi niente. Continuo a chiedermi dove fosse la mia coscienza e quella degli altri, non si può fare del male a qualcuno e pensare di farla franca, il conto arriva prima o poi, ed è salato ed è pure giusto che sia così.

Ce ne ha consegnati parecchi di soldi, i suoi ne avevano abbastanza. Riusciva a prelevarli un po’ ovunque evitando che i genitori si accorgessero di nulla. C’erano poi i nonni che le davano una bella paghetta settimanale, per non parlare dei soldi che poteva prelevare direttamente dal suo Bancomat.
Grazie a quel video ci sentivamo i suoi padroni. Avevamo anche creato una chat tutta nostra. Noi quattro e lei. Gloria in chat continuava a chiederci di mettere una pietra sopra quella storia e di farla finita, ma ci sentivamo in diritto di decidere cosa e come fare.

Con il filmato abbiamo montato una specie di film porno. Volevamo inviarlo per scherzo a YouPorn, poi però abbiamo lasciato perdere per paura, e forse avremmo almeno potuto pensare di avere un po’ di pietà per Gloria.

La scorsa settimana abbiamo proprio esagerato. Miccio con un messaggio su WhatsApp ha chiesto a Gloria di presentarsi a casa sua per risolvere definitivamente la questione. Le aveva promesso che non ci sarebbe stato nessun altro, invece quando Gloria è arrivata, noi eravamo tutti lì ad aspettarla.

Arti, forse per fare il figo, ad un certo punto le aveva detto che avrebbe dovuto farci divertire tutti quanti, aggiungendo: «Sai cosa voglio dire, tanto dal video abbiamo capito che la cosa ti piace».

Gloria si è messa subito a urlare e a piangere a dirotto. Una crisi di panico. Arti che è sempre aggressivo, in mezzo a quel casino le ha dato persino un paio di schiaffi, la situazione è precipitata e lei è scappata di corsa. Abbiamo provato a fermarla ma non c’è stato niente da fare. È uscita singhiozzando e a quanto pare, appena arrivata a casa ha raccontato tutto.

Scorre lentamente questa notte da incubo. Mi sono gettato sul letto a peso morto senza togliermi i jeans e la felpa e me ne resto sdraiato cercando di limitare ogni movimento, perché ho paura di tutto, anche dell’aria. Chiudo gli occhi ma non prendo sonno e le ore sembrano infinite. Non so se sarò in grado di reggere il peso di questo nuovo giorno. Sicuramente mi vorrà incontrare la Dirigente e poi ancora l’avvocato, pronto a tirarmi addosso una nuova raffica di parole dure come pietre e chissà quante altre torture si profilano all’orizzonte, da quanto ho capito sarò interrogato dalle forze dell’ordine e anche da un magistrato. Ho paura, non mi vergogno ad ammetterlo, e la paura è una cosa che ti entra dentro come l’umidità quando hai le scarpe bagnate dalla pioggia. I miei non si meritavano un figlio capace di fare tutto questo, mi rendo conto di averli traditi nel peggiore dei modi. E poi esiste anche Gloria, e ora finalmente mi trovo a prendere in considerazione il suo dolore. È giusto, mi sento solo come un cane, ma immagino che anche lei stia passando un brutto momento, alla fine è stata più forte lei, ha alzato la testa e ha chiesto aiuto, si è fatta giustizia e ha fatto bene!

Certo adesso tutti sanno quello che ha passato e in tanti non la guarderanno mai più come prima, ma la figura delle bestie l’abbiamo fatta noi e la pagheremo. Abbiamo almeno evitato di condividere il video con altri ragazzi, sennò sarebbe stato un disastro, eppure avevamo deciso di non condividerlo, non tanto per rispetto di Gloria, ma per paura che potesse finire in mano a qualche professore o qualcosa del genere. Forse per noi Gloria non è mai stata un essere umano, ora mi chiedo come abbiamo potuto non vedere che quando piangeva erano lacrime vere quelle che versava. Dovrei essere incazzato con lei perché ha raccontato tutto, invece d’improvviso mi vergogno per ciò che le abbiamo fatto. So benissimo che lei è la vittima e noi i colpevoli, e in questo momento ho la sensazione che la nostra cattiveria gratuita abbia solo prodotto altre vittime, noi inclusi. È una prospettiva nuova e inedita. Come osservare la scena da un’altra angolazione. Rivedo in sequenza immagini che solo ora mi sembrano terribili. È stato così facile fare del male? È stato giusto partecipare e non fermare l’assurdità di quello che stavamo facendo? Anche a questo non avevo mai pensato. Ci vuole veramente poco a ferire, umiliare e deridere. Un bel coraggio in 4 a prendersela con una sola, che codardi e io un’ameba a non fare niente. Dalle persiane traspare un filo di luce.

Albeggia e non so se sia meglio o peggio il fatto che questa notte stia per finire. Pagherò un prezzo molto alto per ciò che ho fatto, è quello giusto per chi sbaglia, ma appena troverò la forza di scendere dal letto scriverò a Gloria una lettera di scuse e questa idea mi provoca una sensazione di sollievo. Devo proprio fare qualcosa per cercare di essere una persona migliore di quella che sono stata con Gloria. Occorre il coraggio di riconoscere che ho fatto un errore imperdonabile!

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