«Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.»
(Luigi Pirandello)
Comincio dalla fine, che è meglio. Sono stato ingannato come un pivello, umiliato, svergognato e colpito nel profondo. Di mezzo c’è anche l’orgoglio, perché non è figo sentirsi preso in giro. E non basta, quando ti accadono queste cose perdi anche la fiducia nel prossimo, almeno all’inizio, poi invece, se sei furbo, certe vicende le puoi trasformare in esperienza e farne tesoro. Lo so, sembrano i soliti discorsi, ma quando dentro certe storie ci finisci con le scarpe e tutto, non è che stai lì a pensarci troppo su cosa dire o cosa non dire.
Esco allo scoperto e vi racconto la mia storia solo per un motivo, magari qualcuno di voi mentre sta leggendo queste parole potrebbe rendersi conto di trovarsi nel mezzo di una situazione simile a quella che ho vissuto io. Ecco, se così fosse, questa potrebbe essere l’occasione giusta per accendere il cervello e fare due conti. Non è facile, lo ammetto, io stesso quando mi trovavo nel mezzo di quella assurda vicenda ero completamente accecato e convinto di essere nel giusto. Invece sapete cosa vi dico? Fidatevi delle mie parole, non sono vecchio e neppure pazzo. Sono semplicemente un adolescente che si è trovato dentro una storia molto più grande di lui. Ho sempre girato alla larga dai bulli e la mia è una famiglia quasi normale, nel senso che i miei sono separati ma di mio padre preferisco non parlare. Per me non esiste. Geolier mi piace molto ma se devo dire la verità il mio preferito è J Lord che è napoletano e ghanese, lui spacca per davvero! Torniamo a noi, il primo messaggio di Rosella mi è arrivato attraverso Instagram, era un semplice complimento per un reel che avevo postato all’esterno dello stadio San Paolo, dovete sapere che per me il Napoli è un pezzo di vita e di cuore. Rosella mi scrisse semplicemente che avevo l’aria simpatica, anche se lei non era minimamente attratta dal calcio. Le risposi che se fosse entrata almeno una volta allo stadio avrebbe cambiato sicuramente idea. Tutto lì. Devo dire che, al di là di quelle parole, mi aveva colpito molto il suo aspetto fisico. Bella per essere bella, insomma quel tipo di bellezza che se te la trovi di fronte non è che continui a scrollare lo smartphone. Sono rimasto per un’ora intera a guardare, come un rimbambito, le foto pubblicate sul suo profilo. Forse non avete idea del suo sorriso e dei suoi occhi, roba da rimanerci stecchiti. Io non sono uno romantico però quella roba lì mi aveva scosso. Dopo quel messaggio non si è fatta sentire e vedere per qualche giorno e poi improvvisamente è ricomparsa dal nulla. Anche questa volta per commentare una mia foto. Da quel secondo messaggio abbiamo iniziato a scriverci con una certa regolarità. Detto in questa maniera suona brutto, sembra che fosse una cosa dovuta; invece, non è così che stavano le cose. Il fatto è che scriverle mi piaceva proprio. Non è facile trovare persone con cui si riesce a parlare senza stare a farsi troppi problemi, ed io con Rosella di problemi non ne avevo. Dopo una decina di giorni avevamo preso l’abitudine di scambiarci anche venti, trenta messaggi in un giorno, potrebbero sembrare tanti e invece, credetemi, sono pochissimi. Io ne avrei voluti inviare molti di più, però non volevo passare per quello che si scioglie completamente. A casa, mia madre, che non si fa mai gli affari suoi, aveva notato che ero molto preso da qualcosa, non aveva capito bene la situazione, però spesso mi vedeva sorridere come uno scemo mentre chattavo. Vero, io Rosella non la conoscevo, però mi diceva cose che non avevo mai sentito. Quelle della mia classe neppure le vedevo in quel periodo; invece, Rosella sapeva sempre trovare le parole giuste. Un giorno in palestra mi ritrovo a parlarne con Ciro, ogni tanto siamo anche andati allo stadio assieme. Ciro è bravo, non è uno che se la tira anche se il padre ha i soldi, e poi se c’è da aiutare qualcuno lui è sempre disponibile. Non frequentiamo la stessa comitiva ma è capitato spesso di trovarci a parlare assieme. Quel pomeriggio Rosella mi aveva appena inviato un messaggio proprio mentre stavamo uscendo assieme dalla palestra. Ciro è uno che le cose le vede, è sveglio, e ridendo mi ha chiesto se stessi chattando con una ragazza. Anche io mi sono messo a ridere, ed è così che gli ho raccontato di Rosella e di come era nata la nostra storia. Ricordo benissimo che gli dissi più o meno queste parole: «Io e lei ancora non ci siamo mai visti ma è come se ci conoscessimo da sempre». Lui era rimasto in silenzio e poi ci siamo fermati al palo della luce dove avevamo legato le biciclette. Avevo capito che si stava trattenendo e infatti alla fine mi ha raccontato tutto. Anche lui aveva una storia online con una ragazza che si chiamava Barbara. Finalmente c’era qualcuno in grado di capire cosa significhi trovare un’anima gemella. Da quel momento fu come se la nostra amicizia avesse preso il volo. Iniziammo a scambiarci confidenze, a darci consigli a vicenda, perché tutti e due avevamo comunque voglia di conoscere quelle ragazze, ma ancora non c’era stato il modo di farlo. Una sera, mentre ero in camera, mi sono trovato a chattare con Rosella, in genere quella era l’ora della buonanotte e invece, chissà perché, una parola tira l’altra, ci siamo spinti molto avanti, intendo che abbiamo cominciato a parlare di sesso e di quello che ci sarebbe piaciuto fare. Mamma mia che storia, non mi era mai accaduta una situazione del genere, avevo il cuore a mille e cercavo di trattenermi solo per paura di esagerare e offenderla. Rosella inizialmente sembrava essere la più riservata tra i due ma poi si è lasciata andare, ancora ricordo il testo del suo messaggio che mi ha convinto a fare quanto di più sbagliato. «Genny, io ho girato un video tutto per te, mi fido, guardalo e poi sappi che aspetterò il tuo». Dopo neppure un minuto, il più lungo della mia vita, lo vidi comparire sul display. Potete immaginare, non aggiungo altro. Nel giro di neppure venti minuti le inviai anche il mio video. Ricordo l’ansia che mi avvolse mentre aspettavo la sua reazione a quelle immagini, reazione che non tardò ad arrivare. «Io ti voglio tutto per me. Sei la cosa più bella che abbia mai visto!» Quello che io mi permetto di scrivere su queste pagine rappresenta solo la minima parte dei contenuti che ci siamo scambiati. Mi vergogno? Adesso molto, sia per quello che ci siamo scritti e scambiati ma soprattutto per quanto sono stato ingenuo. E dire che anche a scuola era venuta la Polizia Postale per spiegarci che non bisogna mai condividere immagini intime con degli sconosciuti, eppure io ci sono cascato dimenticando ogni raccomandazione e ogni consiglio. È incredibile come a volte si possa essere stupidi e ciechi nello stesso momento. Altrettanto incredibile è che più o meno la stessa cosa stesse accadendo anche a Ciro. Ricordo benissimo che un pomeriggio, nel dopo palestra, ci siamo fermati su una panchina confidandoci quello che ci stava accadendo. Questo percorso comune ci aveva reso complici e ancora più amici. E dire che ci sentivamo molto fortunati ad avere incontrato online due ragazze così speciali. Una rabbia cieca, ero una furia, ecco che cosa ho provato quando un pomeriggio mamma è entrata nella mia camera per parlarmi di Rosella. Come osava impicciarsi di quella storia? Intromettersi nella mia intimità e addirittura gettare delle ombre sulla cosa più bella (Napoli a parte) che mi fosse capitata nei miei primi tredici anni? Ebbi quasi una crisi isterica! Le vomitai addosso di tutto e solo quando lei riuscì a calmarmi trovai la forza per ascoltarla. Mi raccontò di essere stata dalla Polizia e dopo un paio d’ore riuscì a convincermi che non solo Rosella non esisteva, ma che probabilmente dietro a quel nome poteva nascondersi un adulto. «Genny – mi disse mamma con un tono di voce che non ammetteva repliche – la Polizia nel giro di poco ha scoperto che le foto di Rosella non sono autentiche, sono state scaricate da internet. Penso che già questo sia sufficiente per comprendere la situazione». Quella notte non presi sonno e lentamente le parole di mamma iniziarono a sembrarmi sempre più sensate, anche se ancora in cuor mio nutrivo la speranza che fosse tutto un colossale errore. Il giorno dopo mi aspettava comunque il compito più difficile e cioè convincere Ciro a mettere al corrente i suoi genitori della sua relazione con la presunta ragazza di nome Barbara. Ancora ricordo le lunghe ore trascorse sulla solita panchina con Ciro che inizialmente era arrabbiatissimo con il mondo intero. Mi diede del pazzo, ripenso alla sua iniziale incredulità rispetto a tutto ciò che gli stavo raccontando, compreso il fatto che probabilmente anche le foto di Barbara provenivano da qualche angolo del web. Troppe cose erano simili, troppe coincidenze e più che altro gli riportai tutte le informazioni che la Polizia Postale aveva riferito a mamma. Io non so ancora come ci riuscii, ma alla fine quella sera Ciro si decise a raccontare ai genitori quello che io stavo passando e che forse anche lui poteva trovarsi in una situazione simile. I genitori furono molto comprensivi e invece che giudicarlo gli dissero che era stato veramente in gamba, lo tranquillizzarono e alla fine arrivarono a questa conclusione: se Barbara fosse esistita veramente, cosa che tutti si auguravano, non sarebbe accaduto nulla e se invece quei sospetti avessero trovato riscontro, tutto si sarebbe ugualmente risolto evitando guai peggiori. Eravamo confusi, frastornati, increduli e soprattutto ancora speranzosi. Rosella e Barbara non potevano essere figlie della finzione più subdola e strisciante. Sicuramente tutto si sarebbe risolto nel migliore dei modi. Io e Ciro stavamo negando l’evidenza senza rendercene neppure conto. È stata mamma a dirmi che la chat non andava bloccata in quanto era necessario fornire alla Polizia il tempo tecnico per risalire ad una utenza telefonica. L’istinto mi avrebbe portato a ricoprire d’insulti chi si nascondeva dietro al nome di Rosella; invece, grazie alla mia mamma speciale siamo riusciti a fare esattamente ciò che ci aveva indicato di fare Giuseppe della Polizia Postale, uno di quegli uomini che quando ti parlano riescono subito a farti stare tranquillo. Ricordo il tuffo al cuore quando Rosella è tornata a farsi viva dopo tutto il casino che era successo, ovviamente lei non ne sapeva nulla. Mamma dettava e io scrivevo. Ricordo che inventai delle scuse, tipo impegni scolastici e via dicendo per guadagnare tempo. Questo in parte aveva reso ancora più impaziente chi si nascondeva dietro a quelle immagini. La finta Rosella pretendeva nuovi miei filmati a sfondo erotico ma noi riuscimmo a temporeggiare fino a quando la Polizia ci comunicò che finalmente erano riusciti a risalire al titolare dell’utenza telefonica. C’era poi una paura talmente oscura da togliermi il respiro, era un tormento, un’angoscia che non mi abbandonava mai: in che mani erano finite le immagini a sfondo sessuale che, come un cretino, avevo inviato a un’entità sconosciuta? La sola idea che quei video potessero finire sul display di chiunque, compreso il Dirigente della scuola, i compagni di classe, mamma o i nonni, era insopportabile. Finalmente, dopo giorni in cui il tempo sembrava essersi fermato, siamo stati messi al corrente dell’operazione compiuta dalla Polizia. Era stato Giuseppe stesso, assieme a dei colleghi, ad arrestare un pedofilo. Lui, il pedofilo, era Rosella, Barbara e tanti altri nomi di donna. Quello era il suo modo di adescare adolescenti come me, con il fine ultimo di farsi inviare materiale pedo pornografico. Eccome se c’era riuscito. Sia con me che con Ciro. Lui, il tipo, era il custode della palestra. Incredibile, ma è così che stavano le cose. Fortunatamente Giuseppe, oltre a comunicarci dell’arresto, ci ha portato un’altra bellissima notizia, i video e le foto pornografiche che avevamo inviato a quel brutto soggetto con ogni probabilità non erano state scambiate con altri pedofili o postate chissà dove; quindi, il rischio di ritrovarsele online da un giorno all’altro si era ridotto di molto. È passato un po’ di tempo da quando tutto questo è avvenuto. Oggi la mia vita, e anche quella di Ciro, sono tornate ad essere simili a quelle di tanti altri coetanei. Adesso ho una ragazza, si chiama Sara, frequenta la mia scuola e non ama i social. Le piace il mare, e quando passeggiamo possiamo tenerci per mano, guardarci negli occhi e scambiarci tutte le parole che vogliamo. Siamo veri, me lo ripeto spesso quando siamo assieme, e questa è la cosa più bella del mondo.