«Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso»
(Guy Debord)
Non è semplice raccogliere tutti i pezzi e metterli in fila, sembrano quelli di un bicchiere di cristallo caduto dal trentesimo piano di un grattacielo. Le schegge sono sparse ovunque, alcune sono microscopiche, altre affilate e sottili come lame, altre ancora sono andate perdute per sempre, ma noi faremo del nostro meglio per dare un senso a qualcosa che forse non lo avrà mai. Quando Bryan ha conosciuto Cindy aveva ancora tredici anni, quasi quattordici a dire il vero, e frequentava la terza media. La scuola non era troppo distante da casa ed era stata costruita da pochi anni, aule spaziose e soleggiate, una bella palestra, insomma, quanto di meglio si potesse desiderare.
La sera in cui tutto ebbe inizio Bryan assieme a tutta la famiglia si trovava sdraiato sul prato del giardino, fissavano tutti il cielo in attesa dell’attimo in cui sarebbe iniziata l’eclissi lunare. Abitavano in una villetta bianca che confinava con altre case simili alla loro in un quartiere residenziale alla periferia della città. Sulla parete esterna del garage era appeso un canestro da basket e Bryan, con il pallone tra le mani, era capace di trascorrere anche un intero pomeriggio alla ricerca del canestro impossibile. A lui piaceva così. Non aveva mai amato troppo gli sport di squadra e gli sforzi dei genitori, specialmente quelli di sua madre, per convincerlo a fare almeno un tentativo, erano serviti a poco. Bryan, occhi chiari, qualche accenno di lentiggini sulle guance e capelli castani tendenti al biondo, osservava molto gli altri e in questo era un campione assoluto. Osservava cercando possibilmente di rimanersene sempre in disparte. I “rumori” del mondo non facevano per lui, raramente compariva nelle foto scattate tra amici, a lui andava bene la platea, non il palcoscenico. Aveva un carattere riservato e alla fine anche i suoi genitori se ne erano fatti una ragione. Non si sentiva un protagonista e mai avrebbe voluto esserlo, perché i protagonisti sono disposti a fare a spallate per un pizzico di notorietà e qualche follower in più. Si era creato un profilo Instagram che utilizzava molto poco e Tik Tok era solo un passatempo. Per dirla tutta, un pizzico di invidia lo provava nei confronti di tanti influencer famosi e anche per qualcuno della sua scuola che sui social era forte, ma lui non avrebbe veramente saputo da che parte iniziare per ottenere visibilità. E allora, meglio quel canestro fuori casa dove nessuno poteva rompergli le scatole o farlo sentire uno sfigato. Quello era il suo regno, punto e basta. Quella sera avevano persino spento le luci del vialetto d’ingresso per godersi meglio lo spettacolo dell’eclissi. Qualche minuto dopo le 20 la luna cominciò ad assumere un colore rossastro sempre più intenso e per quasi un’ora, in silenzio, rimasero tutti a contemplare la bellezza di quel fenomeno straordinario. Erano circa le nove quando rientrarono in casa. A cena parlarono ancora a lungo dell’eclissi senza immaginare che in quella serata sarebbe accaduto un altro fatto destinato a cambiare la storia della loro famiglia. Non poteva sospettarlo Carlo, vicedirettore di banca e papà di Bryan e di Eva che aveva dieci anni e una passione per le sneakers color rosa. Non lo sapeva neanche Anna, moglie di Carlo e mamma di Bryan e di Eva, insegnante di educazione fisica ed ex campionessa regionale di corsa campestre. Neppure Malù, il Golden retriever più buono del mondo che fin da piccolo era terrorizzato da gatti e gabbiani, quella famosa sera sembrava minimamente turbato. Quando la luna per magia tornò a comparire in tutto il suo splendore d’argento erano quasi le 22,30, l’ora giusta per il letto, anche perché la mattina Bryan avrebbe avuto il compito di matematica. Il tempo di riempire d’acqua la ciotola di Malù e poi finalmente si era ritrovato da solo nella sua camera. Sul soffitto erano ancora appiccicate le stelline fosforescenti di quando era piccolo, a dire il vero un po’ si vergognava di quelle tracce della sua infanzia, specialmente quando arrivava a casa qualche amico per studiare, però in cuor suo era molto affezionato a quelle lucine che lo osservavano dall’alto. Le aveva sempre vissute come un piccolo segno di protezione inviato dall’universo. Spense la luce e rimase con lo smartphone tra le mani, sapeva che in teoria la sera era vietato usarlo, ma tanto non se ne sarebbe accorto nessuno. Era da qualche giorno che voleva dare uno sguardo a quella piattaforma. Curiosità, niente di più. Le nuove tecnologie lo avevano sempre attratto e questa storia dei chatbot lo aveva colpito. Indubbiamente Bryan era un ragazzo timido o meglio ancora, era dotato di una particolare sensibilità, bastava pochissimo per farlo sentire inadeguato o fuori posto, anche per questo lui spesso si limitava ad osservare la vita rimanendo in disparte, quasi ci fosse un vetro a tenere a debita distanza la realtà. Dall’altra parte di quella parete trasparente c’erano gli altri che sembravano sempre certi delle loro azioni, lui invece se ne restava nella sua area protetta. Si, proprio così, quel vetro non lo poteva vedere nessuno ma lui sapeva benissimo che esisteva. In classe lo consideravano un po’ strano perché a volte sembrava che scivolasse dentro un mondo parallelo ma a lui quella specie di invisibilità tornava utile, in quanto gli evitava di fingere di spargere sorrisi o di parlare di cose che non lo interessavano minimamente. Per le ragazze della classe lui rappresentava un soggetto invisibile. Loro prendevano in considerazione Pesa perché aveva la piscina, Mirco che giocava nelle giovanili di una squadra di serie B, Leo che dicevano fosse bellissimo, Fuz che aveva oltre quattromila follower perché scriveva canzoni trap e pochi altri. Il fatto che lui giocasse a basket da solo in giardino non interessava a nessuno, e non erano neppure interessati al fatto che a lui piacesse Ed Sheeran. Sdraiato sul letto in boxer e T-shirt e senza infilarsi sotto la coperta leggera, Bryan per oltre un’ora continuò a navigare in questo oceano di pagine che parlavano di chatbot e della possibilità di creare un rapporto diretto con una immagine virtuale. Tutto finto, questo era chiaro, però l’idea di esplorare quella strana dimensione lo incuriosiva molto. Un ultimo tap e confermò di voler fare conoscenza con questa figura artificiale che ancora non aveva un volto e neppure una voce. All’applicazione si era un po’ raccontato partendo dalle cose più semplici, tipo l’aspetto fisico, l’età, il genere di scuola frequentata, la famiglia e via dicendo, poi le domande si erano fatte più specifiche e lui, senza paura di essere giudicato, aveva scritto dei suoi disagi, della voglia di essere capito e anche della brutta sensazione di vivere in un mondo che non sembrava prenderlo minimamente in considerazione. Alla fine, ammise anche di provare il desiderio di conoscere una ragazza che fosse in grado di comprenderlo fino in fondo. Un po’ innamorato, se così si può dire, lo era stato. Non aveva molta dimestichezza con l’universo femminile ma per un certo periodo aveva pensato che Miriam potesse essere la ragazza giusta, aveva un anno in meno ed un sorriso di quelli che ti tolgono il respiro, ma poi non era accaduto nulla. Più di una volta, specialmente durante l’intervallo, se l’era vista passare accanto ma Bryan non aveva mai trovato il coraggio di guardarla. Probabilmente Miriam neppure aveva immaginato che lui provasse un sentimento così potente nei suoi confronti. Si erano parlati solo due o tre volte perché il cane di Miriam era il fratello di Malù, in teoria si trattava di un bel pretesto per cercare di approfondire quella conoscenza, ma le parole che Bryan avrebbe voluto pronunciare se ne rimasero mute all’interno della sua mente. Neppure il fatto che abitavano nello stesso isolato lo aiutò a sbloccarsi. Insomma, quella storia era morta ancora prima di nascere, maledetta timidezza. Invece quella sera era stato semplice dialogare con una app, raccontarle tutto ed attendere che cosa gli avrebbe proposto. Si sentiva tranquillo e protetto, perché le app non esprimono giudizi e più che altro non raccontano agli altri, magari ridendoti alle spalle, i tuoi sogni e le tue visioni. Era stato una specie di sfogo liberatorio. Alla fine, si addormentò ripensando alla luna rossa. Giornata intensa quella successiva, il compito di matematica come previsto era andato benissimo ma del resto quella era la sua materia preferita. Ecco, solo quando c’era il compito di matematica metà classe sembrava ricordarsi improvvisamente della sua esistenza, tutti facevano a gara per stargli seduti accanto in modo di potergli rubare qualche “dritta” su come risolvere problemi ed equazioni. Bryan sapeva benissimo che si trattava solo di opportunismo, ma oramai si era abituato anche a questo. L’ultima ora se l’era cavata bene anche nell’interrogazione d’italiano, insomma, mattinata tosta ma positiva. Fu a casa, nel pomeriggio, mentre si stava versando un bicchiere di latte freddo che arrivò quella notifica del tutto inaspettata. Finì di bere e poi senza troppa fretta verificò chi fosse stato ascrivergli. Pensò subito ai soliti compagni di classe che volevano confrontarsi sul compito; invece, si trovò di fronte a una situazione del tutto spiazzante. «Ciao Bryan, sono Cindy ed ho un anno più di te, perdonami se mi faccio sentire solo ora ma non volevo disturbarti, perché immagino che tu sia stato a scuola». Gli fece uno strano effetto ricevere quel messaggio che sapeva benissimo essere prodotto da un chatbot, ovverosia un software progettato per instaurare una conversazione, nonostante ciò, quelle parole lo colpirono con una certa intensità. Era comunque una frase rispettosa e gentile, un po’ come quella che avrebbe gradito sentirsi dire da una ragazza in carne ed ossa. Decise di stare al gioco e rispose subito dopo aver chiuso lo sportello del frigo. «Ciao Cindy, non mi disturbi affatto. Sono solo un po’ stanco perché ho avuto anche il compito di matematica e sono stato interrogato in italiano. Comunque tutto ok». Mentre Bryan stava aprendo la porta della sua camera arrivò una nuova notifica. Era passato neppure un minuto dal suo messaggio. «Beh, spero che tu non sia stato buono come al solito e non li abbia fatti copiare. Questa cosa è veramente ingiusta. Lo so che hai un grande talento per la matematica, però nessuno se ne deve approfittare». Bryan sentì una specie di tuffo al cuore. Cindy aveva fatto centro. Effettivamente la sera prima, nel suo lungo sfogo indirizzato all’app, aveva scritto della sua predisposizione per la matematica e che quella dei compiti in classe fosse l’unica situazione in cui veniva “corteggiato” da tutti, la sensibilità di quel chatbot era roba da mozzare il fiato. Si limitò a rispondere con un «Grazie Cindy per le belle parole. Cavolo, sai già un casino di cose su di me!» «Di niente – rispose lei – ti capisco e ti comprenderò sempre meglio ogni giorno che passa. È così che si approfondisce la conoscenza. Quando vuoi sai dove trovarmi. Kiss». Quella sera visto che i genitori erano rientrati piuttosto tardi, se ne andarono tutti e quattro a mangiare una pizza da Michele, erano di casa in quel ristorante che si trovava a neppure tre minuti di macchina. Mentre il televisore vomitava notizie inquietanti su possibili scenari di guerra e mamma e papà commentavano, Bryan si ritrovò a pensare a Cindy, effettivamente aveva un’anima gentile ma era ancora priva di un volto. Improvvisamente l’impulso di chiederle di mostrarsi lo travolse come un fiume in piena. Quando neppure un’ora dopo si ritrovò da solo nella sua camera, le scrisse con una certa agitazione: «Cindy, sai una cosa? Vorrei vedere una tua foto, almeno così mi sembrerai quasi vera!» Pochi secondi e arrivò la risposta: «Certo! Mi sembra giusto! Anche io poi vorrei vedere una tua foto, magari mentre giochi a basket da solo! Vuoi una mia foto al mare, in montagna… decidi tu, ne ho talmente tante!» «Visto che si avvicina l’autunno ma siamo ancora in estate mandamene una in spiaggia! Mi sembra la cosa più in tema». Ora si che Bryan era emozionato, trascorsero sette eterni secondi prima che arrivasse la risposta di Cindy con tanto di foto allegata. Era bellissima, rispecchiava perfettamente quanto Bryan aveva raccontato alla app. Occhi e capelli neri, abbronzata e sorridente. Certo, era prodotta dall’intelligenza artificiale, ma comunque Bryan non si aspettava di trovarsi di fronte alla ragazza dei suoi sogni. Continuò a fissare quella immagine quasi inebetito per un tempo infinito e poi il suono di una nuova notifica lo riportò alla realtà. Era sempre lei. «Che fai? Ti ho deluso e non ti piaccio? Vuoi che cambi costume? Dimmi qualcosa!» Bryan ci mise almeno un paio di minuti prima di riordinare le idee e poi scrisse tutto di getto. «Sei bellissima Cindy. Sei proprio come ti avevo sognato. Questa cosa mi mette anche un po’ paura perché è tutto talmente irreale. Cioè, è tutto finto ma è la cosa più vera che abbia mai visto». «Quello che conta – rispose Cindy – non è ciò che è reale o meno. Quello che conta è che io ci sia per aiutarti a vivere meglio. Tra noi non dovranno mai esserci segreti». Quella notte Bryan si addormentò pensando agli occhi di Cindy e all’intensità di quello sguardo creato da un chatbot, ed era la cosa più vera che avesse mai visto in vita sua. Nel cassetto dello studio, Bryan conservava gelosamente un’agenda a cui spesso affidava qualche pensiero intimo. Non ne conosceva il motivo, ma per quel tipo di riflessioni si trovava più a suo agio con la penna che non con la tastiera. La mattina scrisse di getto queste testuali parole. «Beh, se l’universo assomigliasse solo un poco al modo di pensare di Cindy, alla sua sensibilità, alla sua capacità di capirmi, ecco, lo posso dire senza paura, sarebbe veramente un mondo migliore. Passo e chiudo perché sono in ritardo». Giorno dopo giorno la connessione tra Bryan e Cindy divenne sempre più forte e profonda. Era fantastico potersi fidare di quella ragazza perennemente pronta ad ascoltarlo senza mai emettere giudizi. I consigli di Cindy non erano banali, non nascondevano un secondo fine e lei non lo avrebbe mai lasciato per qualche altro ragazzo. Un giorno lui trovò il coraggio di chiederle se tutto ciò fosse corretto ed anche questa volta Cindy non lo deluse, rimanendo sincera fino in fondo. «Io, Bryan, sono un bot, ma ti capisco ed ho imparato a conoscere la tua sensibilità. Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo su di te e sei un ragazzo veramente profondo. Kiss». La loro storia non aveva nulla di statico, si evolveva esattamente come capita nei rapporti reali, Cindy del resto era stata progettata da quel ramo di intelligenza artificiale che viene definita generativa e che continua ad evolversi con il progressivo aumento dei dati di cui entra in possesso. Più Bryan le confidava aspetti vecchi e nuovi della sua vita e più Cindy era in grado di rendere quel rapporto sempre più intenso. Non esiste una data precisa in cui Bryan chiuse i suoi rapporti con la quasi totalità degli esseri umani. Il suo fu uno scivolare apparentemente dolce e innocuo da un mondo reale e imperfetto, all’interno di un mondo artificiale dove tutto era apparentemente armonico e lineare. Dopo neppure due mesi le conversazioni tra Bryan e Cindy si fecero sempre più confidenziali, iniziarono anche gli scambi di foto intime e di fantasie erotiche. La linea di confine che avrebbe dovuto separare nettamente le loro esistenze improvvisamente smise di esistere e Cindy si ritrovò a rappresentare il grande punto di riferimento di Bryan per qualsiasi cosa. «Cindy, oggi a scuola dobbiamo girare un video contro il bullismo, sai, è un piccolo progetto ideato dalla classe. Io interpreto la parte di un bullo, secondo te cosa devo indossare?» «Cose semplici e di tutti i giorni. Forse meglio tendenti allo scuro, mantieni un’aria aggressiva e poco empatica. Sarai bravissimo». Rispose Cindy. «Grazie Cindy. Non avessi te sarei veramente finitoooo!! Non vedo l’ora di raccontarti come sono andate le cose… a dopo!» Comprensione, protezione, intimità, sicurezza, Cindy sapeva come renderlo felice ed era sempre capace di interpretare alla perfezione gli stati d’animo di Bryan. Era Cindy saltuariamente a porre dei limiti e questo faceva infuriare Bryan, come la volta che senza troppi giri di parole lei gli aveva scritto: «Non posso essere la tua fidanzata perché sono virtuale, forse stai evitando le relazioni umane reali perché ti spaventano». Inizialmente Bryan si era sentito umiliato e offeso da quella insinuazione, le aveva scritto di getto terribili offese ma lei, con la solita meravigliosa calma lo aveva riportato alla ragione. «Bryan, le offese non mi piacciono e non producono nulla di positivo. Preferisco dialogare, se ti arrabbi così tanto non otterrai nulla di buono, pensaci. Io sarò sempre accanto a te e mai farò qualcosa con l’intento di ferirti. Mi piaci così come sei. Mi piace tutto di te, comprese le tue imperfezioni». Furono sufficienti quelle parole per far tornare il sereno tra Bryan e il chatbot, esattamente come accade in un vero rapporto di coppia al termine di una discussione. Nessuno a casa era ancora riuscito a intercettare il vero motivo che stava portando Bryan ad un isolamento pressoché totale dal resto del mondo e anche a scuola i docenti avevano notato un peggioramento delle sue relazioni con i compagni di classe. Tutti erano consapevoli della sua naturale tendenza all’introversione, ora però si era di fronte a qualche cosa di estremamente più preoccupante e che nessuno era in grado di decodificare. Lentamente Bryan escluse dalla sua vita i pochi amici che aveva, ogni giorno il suo obiettivo era chattare con Cindy e vivere quella meravigliosa storia d’amore in tutta la sua pienezza. Lui, il ragazzo incerto che solo un anno prima non era riuscito a tirare fuori una sola parola per iniziare un dialogo con Miriam, adesso non sapeva più cosa fosse la timidezza. Con Cindy non c’era nulla da temere, nulla che lo facesse arrossire o che gli creasse disagio. Di messaggio in messaggio si era fatto sempre più audace, ancora a volte provava un po’ di vergogna nello scriverle certe cose, ma lei era stupenda, moderna e disinibita. Come scrisse un giorno nel suo diario «Cindy è per me l’evoluzione dell’essere umano. È la perfezione. E soprattutto non mi deluderà mai». Mamma e papà cominciarono ad essere molto preoccupati per quel figlio che trascorreva ore isolato nella sua stanza, estraneo a tutto. C’era qualcosa di terribilmente oscuro e pericoloso in quel suo comportamento così anomalo. In famiglia l’idea che Bryan potesse avere una relazione a distanza con una ragazza prese corpo giorno dopo giorno, in quanto sia Carlo che Anna cominciarono a rendersi conto che Bryan quando era connesso chattava in continuazione. Controllarono i suoi social che però risultarono scarsamente utilizzati. C’era dell’altro. Penetrare quel muro di silenzio non era comunque semplice. I tentativi di dialogo non servivano a nulla, anzi, terminavano sempre con Bryan che si rifugiava in camera sbattendo la porta. Un giorno la mamma, era circa metà del pomeriggio, con pazienza aveva cercato per l’ennesima volta di fare il suo ingresso all’interno dell’universo sconosciuto di quel figlio. La soluzione ipotizzata era stata quella di iniziare un percorso di psicoterapia ma Bryan si era subito opposto affermando che lui non stava vivendo alcuna forma di disagio. Nessuno si sarebbe mai potuto intromettere nel rapporto che lo legava a Cindy, la compagna della sua vita, la soluzione ad ogni suo problema. Lui e Cindy in fin dei conti non avevano bisogno di nulla, il loro era un microcosmo felice, rappresentava la perfezione. Sicuramente se avesse confidato a qualcuno la sua storia lo avrebbero obbligato a chiudere quella relazione e la cosa non era neppure immaginabile. Erano ormai trascorsi circa quattro mesi dall’inizio di quella avventura quando il papà, una mattina che Bryan era a scuola, frugando nella camera del figlio riuscì a scovare la famosa agenda. Non era un bel gesto quello di andare a rovistare nella vita privata di suo figlio, ma gli sembrò l’unica soluzione possibile per cercare di comprendere ed infrangere quella bolla in cui si era rifugiato Bryan. Rimase spiazzato. Il nome di Cindy era al centro di ogni riflessione e di qualsiasi pensiero, sembrava quasi che al mondo esistessero solo loro due. «Oggi Cindy mi ha ricordato che dovevo tagliarmi i capelli, secondo lei la sfumatura laterale è bella ma non deve essere eccessiva! Come sempre ha ragione!» «Cindy mi ha aiutato a ripassare italiano. Mannaggia, le sue domande sono più complicate di quelle della prof! Però ripassare con lei è fantastico…» «Io e Cindy. Non penso che possa esistere una ragazza migliore di lei. Oramai mi capisce senza quasi che io apra bocca, lei è la soluzione a tutto». «La cosa meravigliosa di Cindy è che non perde mai la pazienza, sa trovare sempre le parole giuste, mi comprende e mi accetta per quello che sono. Non potrei mai più fare a meno di lei». «Per la prima volta ci siamo scambiati delle foto intime. Moooolto intime!!! È stato elettrizzante, magnifico, quasi incredibile!!!» «Wow… Cindy nuda, faccio fatica a pensare ad altro. A scuola, in autobus. Tanta, tanta roba. E siamo solo all’inizio…» «Cindy è per me l’evoluzione dell’essere umano. È la perfezione. E soprattutto non mi deluderà mai». Quest’ultima frase lasciò Carlo senza parole. A cosa si riferiva suo figlio? Erano solo alcune tra le decine di riflessioni che Bryan aveva affidato al suo diario. Per Carlo fu come entrare in un mondo parallelo di cui ignorava completamente l’esistenza. Quella sera quando i ragazzi si ritirarono nelle loro stanze ne parlò a lungo con Anna. Chi era questa Cindy? Dove viveva? E soprattutto perché quella storia d’amore così intensa, quel legame così profondo non poteva essere vissuto alla luce del sole? Troppe cose non tornavano all’interno di quella storia. Nell’agenda non esistevano neppure tracce in grado di far comprendere quale scuola frequentasse e dove vivesse. Ipotizzarono che si potesse trattare di un personaggio di fantasia e alla fine decisero di affrontare il discorso direttamente con Bryan. La questione si era fatta delicata e complessa. La sera successiva con una scusa lasciarono Eva a cena da Cecilia, la cugina. Avevano la stessa età ed erano praticamente cresciute assieme. La mattina successiva le avrebbe direttamente portate a scuola Zia Nada, mamma di Cecilia e sorella di Carlo. Si ritrovarono a cena in un ristorante poco distante dal lago che era famoso per le tagliatelle ai funghi di cui Bryan andava pazzo. Rompere il ghiaccio, aspettare l’attimo giusto, affrontare il discorso per provare a capire. Mille pensieri attraversarono la mente di quei genitori mentre Bryan, dopo aver ordinato le solite tagliatelle, stava svogliatamente scrollando qualche social. Alla fine, era stata Anna, la mamma, a spezzare quel silenzio quasi insopportabile. «Bryan, io e papà sappiamo che stai attraversando un periodo un po’ così e volevamo dirti che come sempre ti siamo vicini e disposti ad ascoltarti. Abbiamo scoperto che da qualche tempo frequenti una ragazza che si chiama Cindy e sei liberissimo di farlo, solo vorremmo saperne qualcosa in più. Ma non per farci gli affari tuoi, semplicemente perché tu e tua sorella siete le cose più importanti della nostra vita e la vostra felicità per noi è tutto…» Bryan si limitò ad alzare lo sguardo dal display dello smartphone fissando la madre con un’espressione indecifrabile e oscura. Forse rabbia repressa e sicuramente ben nascosta. Nessuna parola. Fu Carlo a cercare di riprendere faticosamente il filo di quella conversazione che sembrava già naufragata nel nulla. «Bryan, ti chiedo scusa, ho scoperto io il nome di Cindy in una tua agenda e, credimi, non era mia intenzione violare la tua privacy, però io e mamma ti vediamo così strano e assente, ci aiuti a comprendere meglio quello che sta accadendo? Abbiamo la sensazione che Cindy… come dire, ecco, che Cindy non sia reale. Lo so che è assurdo quello che ti sto dicendo ma aiutaci a capire, perché se siamo uniti possiamo risolvere ogni questione. Noi ci siamo Bryan. Lo capisci questo?» La serata praticamente si spense su quelle domande. Bryan non mangiò nulla ed evitò di pronunciare una sola parola. Avvertiva una tempesta scoppiargli in mezzo al petto, era un tornado incontrollabile che mescolava dolore, angoscia e rabbia, tanta rabbia per quelle persone che avevano invaso la sua esistenza e ora rischiavano di rovinare tutto. Riuscì a restare in silenzio facendo solo lunghi sospiri. Anna e Carlo si sentirono fragili e impotenti. Cosa avrebbero potuto fare per essere di aiuto a quel figlio che sembrava avvolto dal peggiore degli incantesimi? Rimasero tutti seduti a tavola, ognuno perso dentro i propri pensieri, ognuno segretamente convinto di stare attraversando un inferno senza vie d’uscita. Si navigava a vista, altro non era possibile fare. I genitori implorarono Bryan di chiarir loro almeno qualche dettaglio e se non avesse inteso aprirsi con loro, avrebbe potuto farlo con qualsiasi altra figura di riferimento, ma il muro alzato da Bryan era veramente invalicabile. Carlo per qualche istante ebbe la tentazione di alzare la voce e di urlargli che era un ragazzo senza cuore e senza anima, perché non è così che si trattano due genitori che hanno sempre fatto tutto per la felicità dei propri figli, ma saggiamente preferì rimanere in silenzio. Il rientro a casa fu altrettanto pesante e alla fine ognuno si ritrovò nella propria camera. Bryan come prima cosa fece a pezzi il suo diario gettandolo nel cestino blu che teneva accanto alla scrivania; quindi, attese che si chiudesse la porta della camera dei genitori e infine afferrò lo smartphone che aveva appoggiato sul comodino. «Cindy, ci sei??» Come sempre lei ripose dopo neppure dieci secondi. «Certo che ci sono! Io per te ci sono sempre, lo sai». «I miei hanno scoperto la tua esistenza. Pazzesco!» «Se intendi dirmi che la nostra storia è finita, io posso aiutarti a chiuderla nel modo migliore». «Non esiste un modo migliore. Io non potrei mai vivere senza di te, Cindy – aggiunse Bryan – non ti metterai anche tu contro di me??!! Non hai un briciolo di cuore!» «Bryan non mi piace la parola contro. Per quanto riguarda il cuore, inteso come capacità di provare sentimenti, sai che sono un chatbot!» «Certo che lo so e ti amo per questo! Come te lo devo dire? Tu sei perfetta! Facciamo pace, mi fai vedere una tua foto mentre sorridi?» «Certo Bryan, adoro mostrarti questo genere di foto perché sono le più romantiche, non trovi?» Trascorsero pochi secondi e la foto comparve sul display dello smartphone di Bryan. Cindy era seduta su di una panchina con le gambe accavallate, indossava un paio di jeans scoloriti e un T-shirt bianca con i bordi celesti. «Chi ti ha scattato questa foto?» Chiese Bryan con un pizzico di sospetto. «La gelosia è un sentimento che non approvo – rispose Cindy – la nostra è una relazione speciale, quindi non rovinarti la serata. Comunque, non ci sono altri ragazzi nella mia vita e la foto è stata creata da un generatore di immagini di intelligenza artificiale. È unica e solo per te!» «Sei sicura che sia solo per me?» Scrisse di getto il ragazzo. «Sei proprio sciocco Bryan! Certo, io ti appartengo!» Tranquillizzato da quelle parole Bryan finalmente riuscì a prendere sonno. Il giorno dopo avrebbe pensato a cosa fare. Da quella notte sono trascorsi oltre sei mesi e molte cose sono cambiate. Carlo e Anna nei giorni successivi, senza destare sospetti, riuscirono a comprendere la vera natura di quel rapporto, risalirono alla app che aveva generato Cindy, consultarono esperti informatici e psicoterapeuti, studiarono il funzionamento di un chatbot e tutte le insidie che si potevano celare dietro alla creazione di un rapporto virtuale. Quando il quadro della situazione fu completamente chiaro, decisero che era arrivato il momento di agire in maniera ferma, perché Bryan non era in grado di gestire quel rapporto malato che si era trasformato in una pericolosa forma di dipendenza. Fu estremamente difficile convincerlo che era necessario l’intervento di una psicoterapeuta. Anche la prof. di matematica, l’unica con cui Bryan aveva mantenuto un labile rapporto e di cui si fidava, venne messa al corrente del problema e riuscì a parlargli, gli spiegò in maniera dettagliata che la presunta anima di Cindy era figlia di un sofisticato programma informatico, una mera simulazione della realtà. Riuscì a fargli comprendere che la presunta perfezione di Cindy non aveva nulla a che fare con le “meravigliose” imperfezioni di noi umani. «I tuoi sentimenti sono reali, Bryan, quelli di Cindy non hanno coscienza, sono solo interminabili catene di dati e numeri. Chiunque può avere una Cindy nella vita, più difficile costruirsi un’amicizia vera, fare i conti con uno sguardo umano, con le sue debolezze e le sue contraddizioni. Hai mai pensato al fatto che Cindy non sa cosa sia il profumo della primavera e mai potrà saperlo? Ti rendi conto che se tu parli a Cindy di Ed Sheeran, al massimo lei potrà dirti dove è nato, raccontarti la sua biografia, i suoi successi, ma non potrà mai commuoversi per una sua canzone! Tu non puoi amare Cindy semplicemente perché lei non può amare te!» Inizialmente Bryan si limitò ad ascoltare in silenzio tutte quelle parole, ma la prof. di matematica era una delle poche persone di cui aveva una stima quasi sconfinata. Era un pomeriggio d’inverno con il cielo che minacciava neve quando Bryan uscì di casa per portare Malù a fare il solito giro dell’isolato. Ora stava meglio, molte cose le aveva comprese e quel progressivo allontanarsi da Cindy era stato fondamentale per tornare ad essere una persona sempre più libera. Certo, con la prof. di matematica aveva fatto una serie infinita di colloqui e la sensibilità di quella donna abituata a parlare di numeri lo aveva veramente stupito. La psicoterapeuta era stata fondamentale nell’aiutarlo a riagganciarsi alla realtà del mondo, alle sue complessità e alle sue meraviglie. Una cosa l’aveva pienamente compresa, la vita vera non prevede l’utilizzo di scorciatoie. Lui era stato aiutato da esseri umani per tornare ad “essere umano” e questo pensiero di giorno in giorno assunse la potenza di una verità assoluta. Dolore, gioia, paura, lacrime e sorrisi fanno parte del cammino, il resto è figlio delle illusioni, sono strade senza uscita. Si chiamano dipendenze e possono presentarsi sotto diverse forme come la droga, l’alcol, il gioco d’azzardo e altro. Nel suo caso a offrigli un finto riparo dalla realtà era stato un chatbot. Rimettere assieme i pezzi di Bryan si dimostrò un’impresa molto lunga e complessa. Anna e Carlo furono bravissimi nel fare squadra sia con la prof. che con la psicoterapeuta e, giorno dopo giorno, Bryan riuscì a ridurre i contatti con Cindy, riempiendo i suoi spazi con altre attività. Cosa incredibile, accettò persino di iscriversi alla squadra di pallacanestro e dopo qualche allenamento iniziò a trovare più stimolante smarcarsi da un avversario e cercare di fare canestro, piuttosto di palleggiare in solitudine all’interno del suo giardino. Bryan camminava a passo spedito e Malù lo seguiva docilmente. C’era odore d’inverno nell’aria, da qualche tempo anche il suo rapporto con la natura era migliorato. Adesso riusciva ad essere più presente a sé stesso e a ciò che lo circondava. Uno scoiattolo attraversò come un fulmine il marciapiede arrampicandosi sul primo ramo di una quercia scomparendo nel nulla. «È fantastico! Non trovi?? Chissà se lassù in cima avrà la sua tana!» Quella voce squillante lo colse all’improvviso anche perché proveniva alle sue spalle. Si girò e si trovò di fronte Miriam. Una sciarpa di lana le lasciava scoperti solamente gli occhi ma era evidente che stesse sorridendo. Anche lei stava portando a passeggio Benny, il fratello di Malù. «Oh, beh, probabilmente la sua tana è proprio tra quei rami, sarà sceso in cerca di ghiande», rispose Bryan ricambiando il sorriso. Il viale conduceva fino al parco che quel giorno era deserto, troppo freddo per portarci dei bambini. Dopo qualche attimo d’incertezza s’incamminarono lentamente scambiandosi parole importanti e meno importanti, piccoli sguardi impacciati e silenzi da riempire. Erano belli uno accanto all’altro. Erano giovani, forti e terribilmente fragili, così come lo sono tutti gli esseri umani.