La storia di

Santiago

Cercare la persona giusta e confidarle i miei problemi è stato fondamentale per risolvere la questione. Io ho subìto sia il bullismo che il cyberbullismo, ma sono tuttora convinto che i veri deboli fossero coloro che mi discriminavano. Chi combatte le diversità ha paura di sé stesso.

Ascolta questa storia raccontata da Luca Pagliari

«La diversità è la vita stessa. Senza diversità il mondo non potrebbe esistere e il Web può aiutarci a diffondere questa verità assoluta.»

Santiago lo avevo lasciato con i suoi sogni e le sue cicatrici, ci eravamo conosciuti al termine di un evento sul cyberbullismo. Il teatro si era lentamente svuotato, ma lui con pazienza aveva atteso che io potessi dedicargli cinque minuti. Esile, sguardo dolce e profondo, la prima sensazione fu quella di trovarmi di fronte a un ragazzo estremamente sensibile. Ricordo la nostra chiacchierata all’interno del teatro deserto, seduti sul palcoscenico con le gambe che penzolavano verso la platea. Non furono cinque minuti, passammo assieme oltre un’ora e ci lasciammo con la promessa di risentirci, perché la sua storia l’avrei inserita all’interno della prima pubblicazione di “#cuoriconnessi”. Era il settembre del 2019. 

Santiago, dopo quel nostro primo incontro, continuò a raccontarmi la sua storia arricchendola di mille particolari. Erano in quattro a perseguitarlo. Il fatto che Santiago amasse la danza e fosse con ogni probabilità omosessuale costituiva un valido motivo per odiarlo e accanirsi quasi quotidianamente contro di lui. Per sfregio lo avevano soprannominato Billy Elliot, come il giovane protagonista di un film che era nato per danzare. Ricordo benissimo i racconti lucidi e precisi di Santiago, dietro alle sue parole si nascondeva tanto dolore, ma a colpirmi furono altri aspetti: il coraggio, la dignità e soprattutto una determinazione straordinaria. Mi disse che non potevano essere quattro adolescenti problematici a intralciare i suoi sogni e il suo percorso verso la danza. In quel periodo, Santiago fu aiutato tantissimo dalla sua amica Martina e dalla professoressa Trentini, docente di educazione fisica. Fu lei a stimolarlo, a illuminare il suo percorso nei momenti in cui l’oscurità rischiò di prendere il sopravvento. Santiago viveva in un paese del sud assieme alla nonna, mentre l’Istituto Tecnico che frequentava si trovava a cinquanta minuti di corriera. Era proprio durante quel tragitto che i suoi aguzzini si divertivano a massacrarlo. Ma non solo in corriera. Spesso si divertivano a dargli la caccia per le vie del paese: insomma, una vera persecuzione. 

La prima settimana del dicembre 2021 chiamo Santiago al telefono. È da parecchio che non ci sentiamo, ma percepisco subito dal suo tono di voce che molte cose sono cambiate e che il suo coraggio lo sta premiando. Ci diamo appuntamento nella città dove si trova la sua scuola e lo raggiungo in una giornata dall’aria tiepida e soleggiata. Sono passati oltre due anni dal nostro primo incontro. Santiago è un altro, ha perso l’aria da bambino cresciuto troppo in fretta e il suo fisico asciutto adesso è quello di un’atleta. Anche lui è emozionato nel vedermi e mi racconta che in molti, dopo aver letto la sua storia all’interno del libro “#cuoriconnessi”, gli hanno fatto i complimenti. Altri ragazzi lo hanno invece contattato per chiedergli dei consigli. La sua “storia del dopo” è un raggio di sole e mentre Santiago parla vorrei abbracciarlo. Vorrei farlo per dimostrargli il mio affetto, per fargli comprendere quanto sia stato bravo e soprattutto vorrei farlo a nome di tutti voi che state leggendo questa storia, perché Santiago ha veramente tanto da insegnarci. In questi due ultimi anni, nonostante tutte le complicazioni dovute alla pandemia, Santiago ha abbandonato il paese e si è trasferito in città a casa di una coppia di zii a cui è legato da sempre. «Pensa, Luca, è stata mia nonna a consigliarmi di farlo. Nonna Sandra resta il punto fermo della mia vita! I miei zii hanno due figli grandi che vivono all’estero e mi hanno accolto come se fossi un dono piovuto dal cielo.» 

Scopro che Santiago, accompagnato dalla professoressa Trentini, poco prima del lockdown della primavera 2020, decise di raccontare al Dirigente della scuola ciò che stava subendo da mesi. Il comportamento del Preside fu esemplare: per prima cosa tranquillizzò Santiago dicendogli che da quel momento in poi nessuno si sarebbe più permesso di ferirlo e, quindi, convocò i suoi quattro persecutori accompagnati dai genitori. 

Di fronte alla minaccia di una denuncia e di una sospensione che sarebbe potuta culminare anche in una bocciatura, tutto cambiò nel giro di un giorno. «Quando uno dei quattro è venuto a casa di nonna per chiedermi scusa, ho capito fino in fondo quanto sia importante parlare e denunciare le cose che non vanno e che ci fanno star male. Penso che quella dura lezione non sia stata utile solo per me, ma anche per loro. Sono sicuro che se non avessero cambiato strada si sarebbero trovati presto in guai anche più seri.»  Parla con sicurezza, Santiago, mentre si gusta un bel piatto di spaghetti con le vongole. Indossa un paio di sneakers gialle e rosse, jeans consumati e una felpa blu con cappuccio.

Inevitabilmente gli domando della danza e allora lui appoggia la forchetta e si perde dentro un sorriso che non gli consente neppure di parlare: quindi racconta: «Grazie alla prof Trentini e nonostante i periodi di chiusura dovuti al virus, sono riuscito ad iscrivermi alla scuola di danza più importante della città. Quella è la mia vita, Luca! Ma c’è dell’altro!» E quindi le parole lasciano nuovamente spazio ad un sorriso illuminante: «a scuola abbiamo provato a lungo un balletto sulle note di Chandelier, di Sia, che è una cantante australiana. Lo avevo scelto io quel brano, perché contiene un’energia straripante. Con un minimo di scenografia, assieme ad un paio di amici che realizzano video, abbiamo girato una clip. Non solo ci siamo divertiti, ma alla fine è venuto fuori proprio un bel lavoro!» Mi racconta che quel video lo ha inviato alle scuole di danza più prestigiose, non solo in Italia, anche all’estero: «Luca, una scuola di Londra mi ha risposto e nonostante l’accesso sia a numero chiuso, sembra che io possa rientrare tra quelli selezionati. Ovviamente c’è questo cavolo di Covid a complicare le cose, ma il rapporto è stato avviato. Sono comunque nati contatti importanti anche con una scuola di Milano e una di Roma.» 

Ascolto con attenzione e soprattutto ammirazione. La perseveranza. Al di là del talento è proprio la perseveranza quella che sta aiutando Santiago a percorrere la sua strada.

Santiago continua a raccontare e le sue parole scorrono veloci, sono un fiume d’entusiasmo. Io, nel frattempo, ripenso a quel ragazzo che due anni fa, senza vergogna, mi rendeva partecipe delle sue fragilità, del dolore che provava, ma soprattutto delle ambizioni e dei sogni che coloravano la sua anima. Mi viene in mente la frase che un giorno mi disse un amico: «le persone forti sono delle persone fragili che hanno però deciso di lottare.» Penso che questa sia una grande verità perché non esistono i super eroi, non esistono esseri umani che non debbano fare i conti con la vulnerabilità, la cattiveria degli altri e la paura. È il nostro modo di reagire di fronte alle avversità a fare la differenza. Ancora Santiago non ha conquistato nulla e il periodo è difficile per tutti, ma lui ha deciso di non mollare neppure di un centimetro. Una volta sul muro di un vecchio palazzo lessi una scritta e la fotografai. Non era il pensiero di un filosofo illustre, era anonima ma esprimeva una forza esplosiva: «Volevo dire al treno che passa una sola volta nella vita che se ci tengo davvero me la faccio anche a piedi!» Credo proprio che Santiago nella sua vita abbia deciso di raggiungere il suo obiettivo, in treno o a piedi poco importa.» 

Siamo arrivati al caffè che lui prende d’orzo in tazza grande. Gli domando delle sue nuove amicizie e di cosa ricordi di quel periodo terribile quando i quattro gli davano la caccia per le vie del paese come se fosse un cerbiatto braccato dai lupi. 

Non risponde di getto. Santiago preferisce prima riordinare i pensieri: «Sai, Luca, oggi ho molti amici che hanno la mia stessa passione, una mente aperta e che soprattutto usano i social in maniera intelligente. Li utilizzano per rimanere contaminati positivamente da ogni forma di diversità. Anche io colgo nelle diversità tante fonti di ispirazione, ma non solo per la danza, ma anche per la mia crescita come individuo. Se ripenso a ciò che scrivevano di me oggi mi viene da vergognarmi per loro. Uno dei quattro ha, compreso gli errori che aveva commesso e mi ha chiesto scusa. Mi auguro che non sia l’unico ad essere cambiato. Sicuramente devo ringraziare la prof Trentini perché lei c’è sempre stata, esattamente come mia nonna e Martina.» Ci salutiamo ripromettendoci di rimanere in contatto. Quando raggiungiamo il parcheggio, Santiago mi ringrazia ancora una volta: «Perché» mi dice «ho ritenuto che raccontare la mia “storia del dopo” possa incoraggiare molti ragazzi in difficoltà ad aprirsi ed anche a credere in ciò che sognano.»

Risalgo in auto e quando finalmente rientro a casa apro il primo volume di “#cuoriconnessi”. Voglio rileggere con attenzione la storia di Santiago e scopro con sorpresa che il racconto si concludeva con queste parole: «La fortuna vera la posseggono le persone che si vogliono bene e che sanno cogliere la bellezza della vita. Per questo mi considero un ragazzo fortunato. Poi ci sono i miei sogni: Londra, New York e un lavoro da ballerino o coreografo in mezzo a gente che ti considera per quello che sei, fregandosene delle apparenze e delle tendenze sessuali. Prima o poi farò parte di quel mondo, è solo una questione di tempo. Io se guardo avanti vedo sempre qualcosa e non può esistere fortuna più grande di questa. Proprio così.» 

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